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Ieri a Firenze è stata la giornata della Guida de L’Espresso e a 5 mesi di distanza dall’apertura del Ristorante Opera, la guida più rappresentativa d’Italia, curata da Enzo Vizzari, ha non solo incluso lo chef Stefano Sforza nelle eccellenze della cucina italiana ma gli ha anche assegnato uno dei suoi famosissimi cappelli.

Antonio Cometto, patron del ristorante non nasconde la gioia per il riconoscimento appena ottenuto: “Siamo una giovanissima realtà sulla piazza di una città bellissima come Torino. Siamo una realtà imprenditoriale e ristorativa che si è solo recentemente affacciata nel mondo delle guide, nonostante anni di esperienza maturati in altre strutture. Un simile traguardo raggiunto a pochi mesi dall’apertura non può che riempirci di orgoglio, motivando ogni singolo componente del nostro staff a fare sempre meglio e sempre di più. Siamo consci di essere all’inizio del nostro percorso e di avere davanti a noi tanta strada”.

Lo chef Stefano Sforza non lesina commenti, ne nasconde la gioia per il traguardo raggiunto: “Chiaramente non sono i riconoscimenti a dare un senso al nostro operato, gusto ai piatti e rigore alla sala ma sono quel dettaglio in più che rende speciale ciò che ogni giorno facciamo. Ci rendono consapevoli delle nostre possibilità e potenzialità. Come quella pacca sulla spalla che aspettavi da tempo. È solo l’inizio, l’ho detto ai ragazzi in cucina e in sala, questa mattina quando sui loro volti era tangibile la gioia per il traguardo raggiunto a pochi mesi dall’apertura. Vi aspettiamo a Torino per mostrarvi la nostra Opera migliore!”.


La scheda dell’Espresso
Un locale raffinato, con spazi ampi, mattoni a vista, legno. Una sala nascosta e bella. Ma le ambizioni non sono negli arredi, piuttosto nella cucina di un (abbastanza) giovane cuoco che conosce tecnica e mestiere e li mette al servizio di sapori intensi, come nella pasta cotta nel brodo di cozze con la ‘nduja, nel risotto con limone, prezzemolo e bottarga, nelle animelle con gamberi e liquirizia. O infine in ricette che sono solo apparentemente semplici: i tagliolini cotti in acqua di pomodoro con sugo di pomodori confit, ad esempio, che sono l’esaltazione professionale di un gusto casalingo. Il servizio è preciso e cortese, la carta dei vini è abbastanza fornita. Menù a 60 euro (tradizionale o vegetariano) e 80 euro. A pranzo anche a 30 (con due portate nel menù. Alla carta sui 70 euro.

 

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Torinese di origine sarda, Gualtiero Perlo, maître del ristorante Opera, ha una storia di formazione particolare. Durante gli studi di ragioneria, lavorando come stagionale nei ristoranti, capisce che presto la strada fin lì tracciata cederà il passo ad una nuova passione, quella per la ristorazione. Così Gualtiero inizia la sua carriera imparando sul campo, formandosi nelle sale di molti ristoranti italiani, fino ad arrivare al Ti Dirò, in Via Cavour a Torino e al Ristorante Del Cambio, una Stella Michelin, un’istituzione incontrastata in città. Grazie allo studio e agli anni di esperienza, Gualtiero fa sì che nel Ristorante Opera il cliente non sia mai messo nella condizione di dover chiedere, perchè anticipato nelle sue richieste. A lui il compito inoltre di preparare la sala nella maniera più minuziosa. Una parte fondamentale del servizio è proprio la spiegazione del piatto, perché è in quella fase che il cliente inizia a gustare la portata e si prepara all’assaggio. La preparazione del maitre fa sì che chi siede al tavolo impari a conoscere e ad apprezzare le materie prime scelte dallo chef o una particolare tecnica utilizzata per lavorare le stesse. Perché in fondo i clienti, oggi, sempre più si approcciano ad un’esperienza gastronomica di alta cucina con il desiderio di trascorrere sì una piacevole serata, ma anche di arricchire il proprio bagaglio culturale.

La ricerca del maître
Per quanto riguarda il caffè, grazie ad una collaborazione con ICafè Group, azienda di Pinerolo nata come cioccolateria, è possibile scegliere tra 4 tipologie, di cui 2 miscele, royal chocolate e supreme, per chi ama i caffè speziati, e 2 monorigine 100% arabica del Guatemala e della Colombia. A scelta, una selezione di zuccheri tra cui il biologico al cocco, alla cannella e normale. In accompagnamento viene servita la piccola pasticceria. Per quanto riguarda i tè e gli infusi, sono frutto di una collaborazione con un’eccellenza parigina, Dammann Frères. Questi vengono serviti sia in sostituzione del caffè, che come abbinamento a tutto il pasto, su richiesta del cliente. Tra l’ultima portata ed il dessert, viene servita una specialità creata dallo stesso maître, un infuso che sostituisce il classico sorbetto e ha la funzione di pulire, di resettare il palato e prepararlo al dolce. Contiene agrumi, limone, arancia, zenzero, cannella, miele e vodka. La parte alcolica è al 5% ma viene fatta completamente evaporare, così che sia adatto a tutti, anche a bambini e astemi. Il nome dell’infuso? Elisir di Opera.

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Appuntamento al 17 settembre, in Via Sant’Antonio da Padova, a partire dalle ore 20.00

 

Partiamo dalla certezza che ogni piccolo gesto possa fare la differenza, ecco perché quando siamo stati interpellati dai referenti del Gambero Rosso per prendere parte all’iniziativa, nata per sostenere la ricerca scientifica sul cancro non abbiamo esitato un momento a scendere in campo in prima persona. Partendo dalla voglia di fare dei gesti concreti e tangibili, lo chef Stefano Sforza ha realizzato un menù speciale che verrà servito solo la sera del 17 settembre prossimo in una cena che non vuole essere solo buona al palato ma anche al cuore”: con queste parole Antonio Cometto, Amministratore Delegato del Ristorante Opera Ingegno e Creatività da il via a “4 CENE PER LA RICERCA”, la campagna di sensibilizzazione che la Gambero Rosso Academy e la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo hanno declinato a tavola, in 4 cene che vedranno mese dopo mese alternarsi sotto i riflettori alcuni tra i migliori ristoranti di Torino.

L’obiettivo finale dichiarato è semplice: moltiplicare le speranze di chi lotta contro la malattia, sensibilizzare il pubblico al tema della Ricerca Scientifica e nel concreto sostenere i centri specializzati e i ricercatori impegnati a trovare nuove cure, rendendo il cancro sempre più curabile: “Vorrei diventare un grande chef un giorno, per farlo so di dover diventare prima un grande uomo. Ecco perché mi troverete sempre pronto a dare il buon esempio, ad accendere i riflettori su chi magari un giorno salverà mia moglie, vostra madre: i ricercatori, coloro che più di chiunque altro prova a fare la differenza. Vi aspetto al ristorante martedì prossimo per una cena che in realtà è solo un pretesto per qualcosa che vuole andare oltre… facciamo del bene!”: queste le parole che arrivano direttamente dalla cucina, dallo chef Stefano Sforza.

Il ristorante guidato dal giovane chef è stato il primo ad aderire all’iniziativa e martedì 17 settembre aprirà le porte del ristorante per una speciale Charity Dinner. Il costo della cena è di 80 euro e ai piatti messi a punto dallo chef saranno abbinati i vini, selezionati dalla Guida Gambero Rosso, dell’Azienda storica Bel Colle di Verduno – guidata dalla famiglia Bosio e produttrice di vini prestigiosi, dal Barolo al Barbaresco, fino al Verduno Palaverga, antico vitigno autoctono. 

 

Menù

Trota,Sedano Rapa,Mela al Cumino

Tagliolino cotto in acqua di Pomodoro e Origano

Risotto,Cerfoglio,Lingua

Anatra al Miele,Semi di Finocchio,Carota al Caramello

Mela

Piccola Pasticceria

 

La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus 

La Fondazione nasce il 19 giugno 1986, con l’obbiettivo di realizzare un polo oncologico in Piemonte capace di coniugare la ricerca scientifica con la pratica clinica, mettendo al servizio dei pazienti le migliori risorse umane e tecnologiche disponibili ed offrendo così un contributo concreto e significativo alla lotta alla malattia.

Ultimato il progetto iniziale dell’Istituto di Candiolo la Fondazione continua a sostenerlo, per garantire l’efficienza dei servizi e dei valori scientifici raggiunti, e ad implementarlo attrezzandolo delle più innovative tecnologie disponibili sul mercato.

La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro – Onlus conduce inoltre attività di ricerca oncologica, sostenendo dei progetti di studio in grado di incrementare le conoscenze della comunità scientifica, sia nazionale che internazionale.

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A pochi passi dal ristorante Opera, in via XX Settembre 64, in pieno centro storico, alle spalle di Piazza Castello e del Museo Egizio, e a pochi passi dalla Mole Antonelliana, le Europrooms Suites accolgono gli ospiti che vorranno accostare all’esperienza enogastronomica un soggiorno esclusivo, per approfondire la conoscenza delle piazze, dei musei e dei palazzi storici di questa città sabauda che fu la prima capitale del Regno d’Italia.
L’hotel gode di una silenziosità eccezionale, nonostante la posizione centrale. Si trova infatti in una zona a traffico limitato, ed i recenti lavori di ristrutturazione hanno puntato all’ottimizzazione del confort acustico, sostituendo porte e serramenti. Camere e suites hanno dimensioni fino a 56 mq, pavimenti originali dell’epoca in parquette in legno massello o in cementine esagonali, toni caldi e colori morbidi, bianco piuma, salvia e grigi appena accennati fanno da sfondo ad arredi dalle linee moderne ed essenziali, con accenni a forme classicheggianti, come gli specchi dorati, eredità della proprietà, la famiglia Cometto. Ogni aspetto è curato nel minimo dettaglio, come anche l’illuminazione, perfettamente integrata nelle modanature a soffitto, che caratterizza le camere con una luce di fondo omogenea non invasiva. Al momento della prenotazione al cliente verrà fornito un codice per accedere alla struttura ed alla propria stanza senza l’uso di chiavi. Un servizio di assistenza h24 è sempre disponibile per ogni necessità. Al termine di una giornata tra le strade di Torino potrete rilassarvi guardando uno dei 300 film on demand sulle tv 50’ di cui ogni camera è dotata.



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Il progetto fotografico del Ristorante è firmato dal fotografo Davide Dutto. Vive in Piemonte dove è nato nel 1961. Fotografo professionista dal 1982, si muove in bilico tra arte e mestiere attraverso tutti i territori della fotografia. Oggi il suo lavoro si snoda nel tentativo di trasferire emozioni, quasi volesse, con uno scatto, con un semplice clic, rubare l’anima ai suoi soggetti per poi restituirla attraverso le immagini. Fotografie che raccontano luoghi fisici e dell’anima, dove spesso l’occhio s’intreccia con la vita.



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